Wall Street ha chiuso in forte calo in scia alle crescenti tensioni in Libia: Dow Jones -1,44%, S&P500 -2,05%, Nasdaq -2,74%. Per l'S&P500 si è trattato della peggior seduta da inizio 2011.
L'indice di volatilità (Vix) sulle opzioni dell'S&P500, che dà una misura del grado di incertezza, è volato a quota 21% sui massimi da inizio dicembre, registrando il maggior balzo degli ultimi nove mesi.
Le pessime notizie provenienti dal Paese nordafricano hanno sovrastato il dato sopra le attese della fiducia dei consumatori elaborato dall'Università del Michigan, salito in febbraio a 70,4 da 60,6 contro un'aspettativa degli economisti di 65.
Il petrolio tipologia Wti si è portato a 95,5 dollari al barile, avvicinandosi ai prezzi del Brent fissato a 106,5 dollari. Si teme un blocco della produzione in Libia che esporta circa 1,8 milioni di barili al giorno, circa il 2% dei consumi giornalieri globali.
Tutti in tensioni i prezzi dei cosiddetti beni rifugio: l'oro è a 1.400 dollari, il Franco Svizzero è scambiato a 1,284 contro euro, il bund tedesco è balzato a 124,1.
Tra i titoli che si sono mossi di più:
Alcoa (AA.N) -4,3% è stata la peggior blue chip del Dow Jones, in compagnia di Bank of America (BAC.N) -3,8% e JP Morgan (JPM.N) -4,2%. L'indice delle banche USA ha perso il 3,5%.
In controtendenza gli energetici Chevron (CVX.N) +1,6% e Exxon (XOM.N) +1,1%.
Kraft (KFT.N) +1,8%, miglior blue chip.
WalMart (WMT.N) -3,1%, ha deluso l'andamento dei ricavi, in calo per il settimo trimestre consecutivo a parità di perimetro.
HomeDepot (HD.N) -1%, nonostante i dati trimestrali migliori delle attese.
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